Corso di drammaturgia con Vitaliano Trevisan

Che cosa significa scrivere per la scena? Un ciclo di lezioni per esplorare e acquisire gli elementi tecnici di base della scrittura drammaturgica, partendo dall’impostazione del testo sulla pagina, il valore della punteggiatura, la didascalia, la gestione della pausa, per arrivare a definire gli “strumenti” – l’azione, il conflitto, l’evento –, che ne costituiscono la peculiarità. Il programma prevede esercizi pratici di analisi testuale e di scrittura.

Un romanzo su cui scommettere

Sostieni il romanzo “Passeggiata nella notte”

Finalista al Premio letterario Zeno e selezionato per la pubblicazione in crowdfunding dalla giovane casa editrice Bookabook, il romanzo “Passeggiata nella notte” di Elena R. Marino, drammaturga e regista presso il Teatro Spazio 14 di Trento, ha bisogno del tuo sostegno per raggiungere le librerie.

Bookabook è un modo innovativo di fare editoria, poiché dopo la selezione dei manoscritti da parte degli editor della casa editrice, il futuro romanzo deve coinvolgere in primo luogo i futuri lettori nella selezione dei testi che raggiungeranno le librerie.

“Passeggiata nella notte” è il romanzo di Elena R. Marino, drammaturga e regista presso Teatro Spazio 14, che giunge alla proposta della pubblicazione programmata per novembre 2021, se il crowdfunding dei lettori avrà successo. Mancano solo 39 copie all’obiettivo di crowdfunding, poiché 161 lettori hanno già accordato la loro fiducia e sostegno a questa opera.

Se vuoi fare parte anche tu di questo evento di crowdfunding, puoi pre-ordinare il romanzo (cartaceo o ebook) a questo link, al quale è possibile leggere anche un’anteprima del romanzo:

https://bookabook.it/libri/passeggiata-nella-notte/

Sinossi

A trent’anni e con un divorzio in corso, Sofia pensa di volere una cosa sola: riconquistare una porzione della felicità che si sentiva in grado di vivere e che si è lasciata sfuggire di mano. A modo suo ci prova. Ma quel desiderio di ricominciare, che i suoi figli non riescono a comprendere e che l’ex marito non pare intenzionato a permettere, sfuma sempre di più sotto i colpi di circostanze e coincidenze avverse. Fare i conti con le proprie ferite e debolezze sembra riportarla indietro nel tempo, fino a una situazione in apparenza senza vie d’uscita. Si tratterà invece di una “discesa agli inferi”, per trovare infine il passaggio che permette di salvarsi. Anche se la salvezza non sarà quella che Sofia si immaginava.

Perché ho scritto questo libro?

Mi sono ritrovata a riflettere su come le parole, impiegate in determinati modi all’interno della famiglia e degli ambienti sociali che più ci condizionano, giungano talvolta a costruirci intorno vere e proprie gabbie, visioni deformate della realtà, lasciandoci poco spazio per scoprire chi siamo e cosa vogliamo davvero. Ho scritto questo libro per esplorare quali siano le possibilità di evasione da situazioni che ci convincono di non avere vie d’uscita, ma solo dilemmi impossibili da risolvere.

La recensione di una lettrice

«Sofia è riuscita a ritagliarsi uno spicchio di vita autonoma con grandi difficoltà, ostacolata dal marito, da cui è separata ma che non si arrende alla fine del loro rapporto, dai figli, che vorrebbero riunire la famiglia, incapaci di comprendere i sentimenti della madre, ma soprattutto dai suoi sensi di colpa. Finché un episodio doloroso e inaspettato sembra far vacillare il difficile equilibrio raggiunto e sembra rimettere tutto in discussione. Sofia, nella sua nuova solitudine di donna separata, troverà aiuto e conforto solo nella sua vicina di casa, Xenia, un personaggio enigmatico di cui non sa nulla. Un finale inaspettato scoprirà le carte e farà cadere le maschere.Elena Marino segue le vicende di Sofia scandagliandone minuziosamente i sentimenti, con la precisione di un settore anatomico. La prosa è ricca e densa, ma mai ridondante. È un libro sulle solitudini e sulle debolezze, palesi o nascoste, e sulle colpe dei padri che ricadono sempre sui figli».

Fiorella Malchiodi Albedi


Elena R. Marino

Vive a Trento, dove lavora come drammaturga e regista. Dopo essersi laureata in Letteratura greca e aver conseguito il dottorato di ricerca a Urbino, ha lavorato come ricercatrice a contratto presso l’Università di Torino e come cultrice della materia presso l’Università di Trento. Ha ottenuto la cattedra presso il Liceo Pascoli di Bolzano, ma ha abbandonato definitivamente l’insegnamento nel 2006 per dedicarsi al teatro in modo professionale. Attualmente gestisce il Teatro Spazio 14 di Trento e l’impresa creativa Live Art con Silvia Furlan. Ha pubblicato un libro sulla metrica di Pindaro e svariati articoli sulla letteratura greca. Suoi racconti sono apparsi su Verde, Crapula, Pastrengo, inutile, Neutopia, Clean, Risme.

Dialoghi (di uomini, dei, animali)

Dialoghi

Progetto “DIALOGHI”
Produzione: 2020
Circolo Universitario Culturale, Teatrincorso Ass. Cult., Live Art snc
con il sostegno del Comune di Trento – Bando pubblico Eventi culturali di prossimità
Comune di Trento, Comune di Rovereto e Fondazione Caritro

Dialogo – definizione (da Treccani): [dal lat. dialŏgus, gr. διάλογος, der. di διαλέγομαι «conversare, discorrere»] indica il confronto verbale tra due o più persone.

L’esperienza del lockdown ha costretto a riscoprire, con drammatica urgenza, le diverse necessità pratiche e/o emotive della comunicazione umana nei suoi aspetti in presenza, in assenza, in forma sia visiva che sonora o in uno solo dei due aspetti, come medium filtrato dalla tecnologia e ricostruito nei monitor e nei display di PC, tablet, smatphone, infine come comunicazione solo scritta, simbolica. 

Il dialogo, quale strategia che vive di sue proprie regole e si dispiega in possibili varietà e sfumature di esecuzione e di contestualizzazione, è un meccanismo raffinato di contrattazione fra partecipanti alla comunicazione. In questo senso il dialogo (fra animali, uomini e dei, tassonomia che si ricava dall’ambito della letteratura mondiale) rappresenta il punto di partenza per un itinerario che vuole offrire al pubblico, attraverso i molteplici giochi linguistici e comunicativi messi in atto, brevi incursioni in scene dialogate che esaltino sia l’ambiguità creativa e fertile, sia l’importanza del dialogo umano per ristrutturare le visioni della realtà (da un punto di vista teorico il progetto si richiama a Wittgenstein e ad altri filosofi a lui collegati). 

Dialoghi più o meno famosi, tutti però caratterizzati da una esemplare presenza di giochi linguistici, ambiguità semantica, modalità che si prestano ad un’analisi dal punto di vista della pragmatica della comunicazione. In forma assolutamente accessibile a tutti e per tutti coinvolgente (anche per i più giovani), mostrando gli effetti e non l’analisi, evidenziando in modo espressivo i meccanismi e non appesantendo con spiegazioni, si porteranno all’attenzione del pubblico scene dialogate e dialoghi letterari dei seguenti ambiti:

1) Dialoghi animali

2) Dialoghi umani

3) Dialoghi divini

4) Dialoghi misti

I testi nel progetto sono originali o parzialmente rielaborati da grandi classici (Luciano, Esopo, Leopardi, Pavese, Orwell per iniziare, ma anche Tucidide, Shakespeare, Molière e altri nella prosecuzione del progetto 2021).

Si offrono agli spettatori brevi incursioni in scene di dialogo, della durata massima di 20 minuti, incastonati in ambienti naturali e urbani o interni. 

Iniziamo con 4 incursioni dialogate della durata di 20 minuti, disponibili on-line e con appuntamenti in diretta streaming per aprire contesti e commenti del lavoro.

Appuntamenti in streaming:

Con Silvia Furlan, Paolo Menghini e Valentina Pallaoro. Regia, riprese e montaggio video Elena R. Marino presso Teatro Spazio 14 di Trento.

Dirette streaming di domenica 20 dicembre dal Teatro Spazio 14 (dalla pagina facebook di Teatro Spazio 14):

Prima diretta streaming delle prove durante il progetto “Dialoghi”: https://fb.watch/2z34d_PS8H/

Prima diretta streaming delle prove durante il progetto “Dialoghi”: https://fb.watch/2z37iPsLhb/

VIDEO ON-LINE DEI DIALOGHI:

“La zanzara e il leone”, dalle favole di Esopo – https://vimeo.com/493402198

“La volpe e la cicala”, dalle favole di Esopo – https://vimeo.com/493431638

“Le galline e il gatto”, dalle favole di Esopo – https://vimeo.com/493543283

“Zeus e Prometeo”, dai “Dialoghi degli dei” di Luciano di Samosata – https://vimeo.com/493472013

“Zeus ed Eros”, dai “Dialoghi degli dei” di Luciano di Samosata – https://vimeo.com/493532661

Da “La fattoria degli animali” di George Orwell – https://vimeo.com/493722282

“Le streghe”, da “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese – https://vimeo.com/493817175

“Esiodo e Mnemosyne”, da “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese – https://vimeo.com/493910089

Scena finale di “Chi ha paura di Virginia Woolf” di Edward Albee (spoiler alert!) – https://vimeo.com/494087102

Misantropie

schema teatro reale

Dal testo “Il misantropo” di Molière come pretesto.

Uno spettacolo in trasformazione dal teatro alla televisione.

Negli spazi del Teatro di Sanbàpolis si vedranno e ascolteranno: Alessia Berti, Tiziano Chiogna, Silvia Furlan, Silvia Amelia Libardi, Elena Marino, Paolo Menghini, Alice Vicentini.

In diretta streaming gratuita domenica 13 dicembre dalle ore 19.30 al link che verrà comunicato circa 15 minuti prima dell’inizio su questa pagina.

Produzione: Teatrincorso, Scuola di teatro Spazio 14, Live Art, con il contributo del Comune di Trento, Provincia Autonoma di Trento, Regione Trentino Alto Adige.

Nell’ambito di “Trasfigurazioni 2020”, organizzato da C.U.C. (Circolo Universitario di Trento) con il contributo finanziario di Università degli Studi di Trento e Opera Universitaria di Trento.


REGISTA: “Propongo – e da oggi così mi regolerò io – di chiamare i residui di teatro, portati sugli schermi con streaming più o meno live, “tele-visione”, cioè visione a distanza. Essendo infatti il “teatro” originariamente theatron, cioè “visione”, ma visione dal vivo di una comunità, cioè in co-presenza spazio-temporale, la roba che va in streaming non può che ricadere sotto le categorie di: a) documentario; b) archivio per addetti ai lavori; c) televisione”.

Nasce così “Misantropie”, un progetto di spettacolo che in primo luogo rende spettacolo l’impossibilità stessa del teatro, la fine del teatro durante questa emergenza nazionale causata dal Covid-19.

Il testo di Molière, “Il misantropo”, offre il destro per riflettere e far riflettere su tutto ciò che rende incompatibile l’aspirazione a una integrità dell’individuo di fronte a una ormai convenzionale accondiscendenza della società per gli aspetti più falsi, mistificatori e corrotti della propria compagine.

Così, mentre si tenta di portare un testo teatrale alla superficie di un teatro che non è più teatro ma “evento in streaming”, si affonda nella contraddizione e insieme si esplorano nuove possibilità, o meglio, necessità: il video, la videocamera, l’inquadratura, la dislocazione del pubblico, la possibile non coincidenza temporale, la solitudine dell’attore privato di pubblico co-presente. In poche parole, le nuove possibilità, o meglio, i nuovi ostacoli di un teatro che si mette da parte per reinterpretarsi in tele-visione: visione a distanza.

Il testo di Molière tratta dell’incapacità di sopportare ciò che non è autentico, sincero, onesto. Non si tratta tanto dell’idiosincrasia di un personaggio eccessivo nel suo odio per la falsità, ma della crisi del patto fiduciario che regge la società e che potrebbe preludere a un moto rivoluzionario. L’individuo può sopportare la società fintanto che può nutrire fiducia nelle affermazioni della società stessa. Quando questa fiducia viene meno, perché troppo ripetutamente tradita, all’individuo non rimane che ribellarsi o isolarsi.

ALCESTE: …È un’avversione generale, e gli uomini li odio tutti. Gli uni perché sono malvagi e vivono in modo malvagio, gli altri perché ai malvagi si mostrano compiacenti, invece di nutrire per loro quell’odio vigoroso che il vizio deve suscitare in un animo virtuoso. Ed ecco il colmo di questa compiacenza, di questa corruzione dell’animo…

Se la corruzione e la falsità dilagano, il patto di fiducia, per chi lo prende alla lettera, inevitabilmente si rompe. Il “misantropo” è in guerra contro quanti giocano a un gioco in cui tutti dovrebbero accettare la falsità. E contro quanti accettano di giocare a questo gioco per profonda sfiducia verso l’umanità stessa, verso le sue possibilità di essere “umana” e giusta.

FILINTE: Per me queste ingiustizie, di cui tanto vi indignate, sono vizi legati alla natura umana; e il vedere un uomo disonesto, ingiusto, egoista, non turba il mio animo più che il vedere degli avvoltoi affamati di carogne, o delle scimmie che si divertono a compiere inutili crudeltà, o dei lupi furiosi che sbranino un cervo.

La macchina dello spettacolo “Misantropie”, impossibilitata a realizzarsi come vero e proprio “teatro”, si attiva per i partecipanti come un talk show sul filo di quello che per l’individuo è possibile accettare oppure no, rispetto a convenzioni sociali e modalità generalizzate di comportamento, rispetto a situazioni e interpretazioni che vanno per la maggiore, rispetto a manifestazioni d’insofferenza o di vero e proprio odio, rispetto al sentimento verso presente, umanità, società e il futuro che ci attende. Con tutti gli imprevisti e le improvvisazioni del caso.

Ci possono essere tante forme di misantropia, tante quante gli individui che le articolano. Possono essere espresse in modo negativo come insofferenza e malevolenza verso l’altro, magari attraverso urla scagliate da un balcone per chi corre in strada o come disprezzo del livello culturale altrui. Ma la misantropia originaria del testo di Molière è altro. Parla dell’essere umano deluso dalla troppo facile accettazione di difetti di comportamento sociale, che si tramutano in ingiustizia, tradimento, crudeltà. Fa riflettere sul fatto che l’autoassoluzione degli ingiusti difficilmente porta a una società giusta. Conduce alla conclusione che il peggiore difetto del personaggio di Alceste è quello di voler dire ciò che pensa, oltre al fatto di non volersi adeguare alla menzogna imperante.

(“Quanto più una società si allontana dalla verità, tanto più odierà quelli che la dicono”. George Orwell)